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ASNIT da Papa Francesco

Una giornata speciale

Vivere nella felicità e nella gioia è lo scopo per il quale siamo stati creati, mettendo in atto questo, faremo anche la gioia e la felicità del Creatore. Questo è lo stimolo che rende ogni istante meritevole di essere vissuto.

Ci sono giorni che sono più vivi, senti dentro che saranno straordinari già da quando ti svegli.

Ha suonato presto la sveglia, questa mattina, non sarebbe necessario, la notte è stata insonne per l’agitazione. L’alba è ancora lontana e le strade della metropoli, deserte, creano un’atmosfera davvero insolita per chi è abituato alla quotidiana frenesia sempre più lontana dalla vera qualità dell’essere.

Alle 4,30 l’incontro con i compagni di viaggio, che sono anche compagni di sofferenze per se o per i propri cari. Eppure ciò che colpirebbe chiunque è la gioiosa serenità di queste persone, tantissime, che si stanno recando ad un incontro che già tutti sanno sarà indimenticabile.

Alcuni si conoscono, altri si vedono per la prima volta dando un volto ad un nome sino a quel momento letto solo su un video in un forum, un social network, un messaggio. Sembra conoscersi da sempre, tale è il clima di coloro che si incontrano per andare a una festa.

Il treno speciale alta velocità messo a disposizione gratuitamente da Trenitalia, a cui esprimiamo profonda gratitudine, parte puntualissimo alle 4,50.

Siamo in tanti a bordo, più di quanti mi aspettassi, divisi in gruppi appartenenti alle associazioni che per questa occasione fanno riferimento a quella dei Malati Rari, molti altri arriveranno a Roma da ogni angolo d’Italia, noi di ASNIT saremo circa 170.

Si, tutte queste persone sono accomunate da patologie che per varie ragioni sono considerate “rare”, un mero eufemismo affinchè i governi non confessino la totale incapacità nel gestire il denaro, che viene destinato a cose futili salvo il mantenimento del potere, anzichè salvare vite umane. E ognuno dei presenti sa perfettamente che è cosí e ne paga le conseguenze lottando ogni giorno con il male su se stessi o i parenti prossimi.

Il viaggio non è la meta, un viaggiatore lo sa bene, infatti nelle ore che trascorriamo sul convoglio che viaggia spedito verso la Capitale, pare di essere tra amici che condividono solo il piacere di stare insieme.

Alle 7,30 arriviamo all’ingresso della città, servono altri 30 minuti per giungere alla stazione di Roma San Pietro. Il cielo da nuvoloso si apre in una splendida giornata, ero certo che avevamo protezioni molto in alto.

La periferia romana è come tutte quelle delle grandi città, più miseria che nobiltà, mortificata ulteriormente dagli infelici tentativi delle amministrazioni comunali per nasconderla.

Arrivati a destinazione, scendendo dal vagone, mi rendo conto della moltitudine di persone, ordinatamente, guidati da un poliziotto ci incamminiamo su una bella passeggiata che ci fa godere la bellezza della cupola di San Pietro. Entro breve saremo tutti sotto la sua ombra.

Mentre giungiamo in vista della piazza più bella e maestosa che essere umano possa contemplare, ci rendiamo conto che la folla è già numerosa a riempire ogni spazio disponibile.

Grazie alla meticolosa organizzazione a cui facciamo riferimento, abbiamo un ingresso riservato sul lato sinistro che ci porta velocemente all’area assegnataci che è vicinissima al palco montato innanzi la Basilica. Ci incontriamo, con piacere, con Rosa, Andy, Carlo e altri associati che sono giunti prima di noi.

Un prelato legge al microfono l’elenco infinito delle associazioni, gruppi religiosi e laici, consorzi, che al loro nome esprimono applausi e grida di contentezza. Un momento particolarmente toccante quando sono stati nominati i parenti delle vittime di Nassirya presenti per il decimo anniversario, tutta la piazza è esplosa in un commovente applauso.

Con qualche minuto di anticipo, arriva l’auto scoperta che fa il giro della piazza con lui, Papa Francesco. Regala a tutti noi il suo sorriso splendido, coinvolgente, caloroso, infinito. Stringe mani, bacia bambini, ne prende in braccio uno, piccolissimo, e restituendolo al padre gli dice "gli metta un cappellino che ha freddo". La sola parola che mi sovviene è: Umanità. Un Uomo di straordinaria Umanità che viene irradiata in ogni gesto, in ogni parola, in ogni "presenza".

È li, a pochi metri da noi, l’emozione della folla è a livelli altissimi, persone commosse, festose, sorridenti, gioiose, per un momento anche coloro in prima fila , che la vita ha costretto su una sedia a rotelle.

Nessuno dei presenti si è sentito "diverso", tutti rinfrancati dal calore che questo uomo sa trasmettere.

Le sue parole toccano singolarmente e profondamente ogni singolo cuore al ritmo del battito cardiaco, ed ognuna è un’emozione. Gli sguardi e le lacrime che scorrono sui visi sono di gioia, di felicità, ciò che il Padre desidera per ogni essere Umano, in quegli istanti si realizza. Tutti abbiamo la sensazione, di essere in contatto con qualcosa di Superiore.

Quest’Uomo è un comunicatore incredibile, si è pervasi dalla presenza, si comprende che ha vissuto da vicino la sofferenza e ognuno dei presenti si sente "amato","visto", "riconosciuto", i bisogni primari di ogni essere Umano.

Al termine del discorso centrato sulla misericordia e sulla carità, Papa Francesco scende nuovamente tra le persone che in ogni modo cercano un contatto, fisico, verbale, virtuale attraverso un obiettivo.

L’udienza è finita, lentamente le circa centomila persone presenti lasciano la piazza in un clima che si mantiene a lungo festoso.

Con il nostro piccolo gruppo ci concediamo un semplice pasto in una delle tipiche osterie dei dintorni a cui fa seguito una passeggiata in questa città che ad ogni angolo rivela un motivo di ammirazione.

Lentamente ci dirigiamo verso la stazione ferroviaria dove riprendiamo il treno che ci riporterà a casa. La stanchezza si fa sentire, forse più negli adulti che nei più piccoli.

Già, i più piccoli, è toccante sentire le loro storie, il modo in cui vivono la sofferenza, che li limita nel loro essere "bambini", che hanno tanto da insegnare agli adulti per coraggio, visione, energia, meraviglia del vivere.

Salutarsi all’arrivo fa giungere un velo di tristezza, la certezza di rivedersi presto e la gioia di quanto vissuto insieme, lo spazza via.

Mi sovvengono le parole di un grande filosofo contemporaneo, Carlo Sini: "Disabile è colui che non sa essere felice".

Di Carlo Cattaneo

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