Aspetti Psicologici

Problemi psicologici e psicopatologici

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Indicazioni di comportamento con il bambino ospedalizzato


Chi lavora con i bambini deve maturare la convinzione che il bambino affidato alle sue cure dovrà  essere trattato con la stessa cura che avrebbe per un ospite di riguardo; più il bambino è piccolo più è sensibile e ogni ferita psicologica lo seguirà  anche nella vita adulta. Chi lavora nei reparti pediatrici dovrebbe considerare che i bambini, soprattutto quelli entro i cinque anni, sono quelli che subiscono maggiormente l'effetto traumatico dell'ospedalizzazione; le attenzioni e le giuste parole per aiutarli a capire l'esperienza che stanno vivendo possono risultare efficaci e prevenire i disturbi emotivi conseguenti all'ingresso in ospedale, come pure l'esprimere che il distacco fisico dalla famiglia non comporta una perdita affettiva, ma che i legami affettivi permangono anche in assenza dei propri cari, renderà più sopportabile l'ospedalizzazione (vedere specchietto in basso). Non si deve però dimenticare che, se per certi bambini l'ospedalizzazione costituisce una separazione o la paura di una perdita affettiva, può per altri trasformarsi in una esperienza di vita e di socializzazione dove si possono sperimentare nuovi tipi di relazioni; nell'ospedale molti bambini possono trovare una varietà  di nuove possibilità  di contatti sociali e culturali fino ad allora sconosciuti. Perchè ciò avvenga è determinante il rapporto che il bambino stabilisce con le persone che trova nell'ospedale. Per questo ogni metodo adottato deve essere centrato sul bambino e non sulle istituzioni o sullo staff medico e paramedico; proprio queste figure professionali possono diventare il mediatore che permette al bambino di sperimentare nuove relazioni, ad esempio con i medici, che assumeranno caratteristiche sempre meno minacciose, con gli altri bambini, con i genitori degli altri bambini. In tal modo si prospetta a tutti i piccoli pazienti il contatto con una dimensione nuova e unica. Per far questo ormai in molti ospedali viene utilizzata la cosiddetta Terapia del Sorriso, che indubbiamente permette di arginare buona parte di quelle problematiche precedentemente esposte. Infatti ridere fa bene alla salute e ancor di più se a farlo sono i bambini che si trovano in ospedale. Ed è proprio una ventata di allegria quella che cercano di portare i tanti dottor Sorriso che da anni regalano gioia a piccoli che vivono in un momento difficile, offrendo loro, per un po', un mondo fatto di colori, magia e musica. I dottor Sorriso sono veri clown. Non si tratta, quindi, di medici vestiti da pagliacci, ma di professionisti della risata (opportunamente preparati per lavorare a contatto con persone che vivono un momento difficile) vestiti da medici, con tanto di camice multicolori, nasoni rossi e visi truccati. Lo scopo è riportare il bambino alla sua condizione di normalità : l'allegria. E' questo lo scopo che si prefiggono i dottor Sorriso: i piccoli, infatti, sono naturalmente portati a ridere e soltanto quando stanno male e avvertono che qualcosa non va smettono di farlo. La visita dei clown mira ad allontanare l'ansia che il ricovero ospedaliero comporta, riportando il bambino nel suo mondo spensierato sfruttando la magia, il gioco, la musica, l'intrattenimento scherzoso e l'abbigliamento buffo. Il loro compito non ha nulla a che fare con le cure vere e proprie, che competono solo ai medici, ma la serenità  e la gioia che la visita dei clown porta con sè permette a tutti bambini, genitori e personale ospedaliero di allentare la tensione e di instaurare una maggiore fiducia reciproca. L'allegra complicità  che si viene a creare, inoltre, facilita lo stabilirsi di un ponte di collegamento privilegiato fra i piccoli e i medici "veri" che non vengono più visti soltanto come coloro che danno medicine e visitano a orari stabiliti. Non va dimenticato, inoltre, che per ogni bambino ricoverato ci sono anche genitori che vivono in modo altrettanto difficile questo momento. E quanto più vedono il loro piccolo sereno, tanto più diminuisce il loro stesso stato di ansia: ciò comporta benefici indiretti anche nel piccolo - che avverte sempre lo stato d'animo di mamma e papà  - e nel loro rapporto con i medici, dei quali accettano con maggiore fiducia le cure.

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